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lunedì 25 novembre 2013

Il Maestro spirituale

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Si narra nel libro di Swami Kriyananda - l'essenza della bhagavadgita, una storia su un giovane che incontrò un santo, il quale gli chiese per innumerevoli volte chi fosse. Ogni volta il giovane rispose definendo se stesso in modo limitato, dando un nome, un mestiere, una famiglia ecc. Alla fine a forza di farlo riflettere il santo lo aiutò a comprendere che lui non era nulla di ciò che cambia. Lentamente comprese che lui era un punto di percezione interiore, un qualcosa dentro di se che rimane immutato nel tempo. Quel qualcosa è in grado di osservare i cambiamenti del corpo, della natura e di tutte le cose intorno, senza però definire se stesso in base a essi. Cosi, giunse a identificarsi sempre più con la sua anima.
La saggezza comincia con la conoscenza di non essere un corpo o una personalità. Noi siamo l’anima immortale. Paramhansa Yogananda ha definito l’ego: “l’anima attaccata al corpo”, per coloro che rimuovono l’ego ecco che l’anima si rivela. Poiché la memoria dell’anima non è mai perduta, quando l’uomo inizia il suo risveglio, l’energia della coscienza viene attirata in alto nella spina dorsale, riportando l’uomo a se stesso e poi all’Unione con lo Spirito Assoluto. Sempre Yoganada spiegando che questo processo deve avvenire per gradi, ha detto: “Come può la piccola tazza contenere l’intero oceano?”
Solo quando la nostra anima che solitamente si trova intrappolata nel vortice creativo dell’illusione o maya, sfugge a quel vortice, si riconquista la naturale unione con lo Spirto. A quel punto si sperimenta ciò che alcuni chiamano Illuminazione. Ma per arrivare a quel stadio non basta il desiderio, occorre avere trovato prima una vera giuda spirituale che ha raggiunto l’Illuminazione.
Si dice che il maestro arriva quando l’allievo è pronto. Essere pronto significa essere in grado di riconoscere il proprio maestro. Lui non è che viene e ti dice: ciao, sono il tuo maestro. No, no, no, devi essere tu pronto a riconoscere in quella persona un Maestro, il tuo maestro. Accanto ad un santo vero, ad un essere elevato che spiritualmente ha raggiunto e sperimentato la Coscienza Cristica puoi arrivare a conoscere anche te l’illuminazione. Questo maestro attraverso la sua coscienza ti guiderà e ti indicherà dove e come cercare. Come nella storia narrata, serve lavoro di ricerca spirituale, serve tempo, serve riflessione, serve devozione e serve un vero maestro (un santo, un gurù, un servitore di Dio) cari miei, non vi illudete di fare da se. Per imparare a guidare un aereo qualcuno è mai riuscito a portare il velivolo da solo? Si, forse, ma sono rarissimi i casi, sono eccezioni della regola.
Non sono d'accordo con il fatto di fidarsi sempre del Maestro interiore. Mi fido solo dell'esperienza che vivo al cospetto di chi neanche sostiene di essere un Maestro, ma che ho riconosciuto come Maestro. Come riconoscere chi è il nostro Maestro? Se l'esperienza che ci fa vivere è reale e non paragonabile ad altre, allora è un Maestro altrimenti è un semplice insegnante. L'insegnante mi da informazioni, il Maestro mi fa crescere spiritualmente attraverso i stimoli che mi da, mi fa lavorare su me stessa al fine di evolvere. Il Maestro mi fa attraversare stati d’animo che mi portano ad avere certe esperienze che mi trasformano in un essere migliore. Gli insegnati, i guru, i coach, i trainer, o chiamiamoli come vogliono, fanno di solito business della ricerca spirituale e della fame disperata di Dio degli altri! Se non ho un Maestro, chi mi può confermare che la voce che sento proviene dal mio se superiore o dal mio ego? Chi mi aiuta a distinguere tra la mente e il cuore? Nessuno, ecco perché qualche volta ho bisogno di una conferma dall'esterno. Se mi dico che il maestro è dentro di me, ecco che non vado da nessuna parte. Perché semplicemente ho deciso che non voglio sentire la versione dell’altro per paura che quello che mi dirà non mi piacerà. Ogni uno ha il suo Maestro che arriva quando l’allievo è pronto, può arrivarvi a 20 anni come può non arrivare fino ai 60 anni, non c’è regola, dipende dalla nostra anima, è lei che richiama il suo Maestro. Altra cosa importante è che di solito non lo scegliamo noi, ma è il Maestro stesso che arriva, solitamente come premio dopo un precorso di auto-crescita, sta a noi soltanto riconoscerlo. Ovvio che non mi fido del primo sedicente maestro che mi arriva ma solo di colui che mi fa vivere un'esperienza di consapevolezza espansa vera. A quel punto posso fidarmi del Maestro che può guidarmi e ammonirmi quando nel mio percorso salta fuori l'ego e confermarmi se sono o no sulla strada giusta. Sarebbe molto più semplice dire a me stessa “non ho bisogno di alcun maestro” perché c’è tutto dentro di me, ma so che per quanto mi riguarda, sarebbe una bugia che racconterò a me stessa. Vedete cari amici, la sincerità parte di noi stessi. Altra parte importante oltre alla sincerità e lasciare perdere la competizione. Fino a quando stiamo inseguendo regole basate sulla competizione e non sull’autenticità del proprio essere e sull’ esercitare il proprio talento, non si raggiunge una vera crescita. 
VERA AMICIZIA
Non è possibile vivere solo di pensieri e di parole. Quello che conta veramente nella vita sono le azioni. Si dice che se ripeti lo stesso errore due volte, non è più uno sbaglio ma è volontà. Le tue azioni indicano come sei profondamente. Ecco perché sono convinta che per conoscere veramente una persona devi litigarci minimo due volte. Se vuoi conoscere il carattere di una persona non basta una litigata, solo se si ripete la cosa farà uscire la vera essenza di quella persona. Una litigata vale molto più di anni interi d’amicizia, nel senso che ti aiuta a fare chiarezza. Se vuoi conoscere quando una persona ti è vera amica basta testarla in un tuo momento di bisogno. Semplicemente chiedendoli aiuto. Se invece di domandarti come mai stai male e hai bisogno del suo aiuto, se invece di chiederti come mai sei sul precipizio, se invece di tenderti una mano ti spinge giù con un calcio, quella è la misura della sua amicizia.
Un vero amico non giudica perché se giudica te, in realtà giudica anche se stesso. Chi si giudica vive male, vive di sensi di colpa e di conseguenza non riesce ad essere un buon amico per se stesso e neanche per gli altri. Un vero amico non mette condizioni, non vive di gelosie, non è mai invidioso del tuo successo ma gioisce sempre con te. Un vero amico vive solo per la voglia di avere qualcuno con cui parlare, non vede l’ora che scambiate informazioni ed energia. Un vero amico ti parla ad ogni ora del giorno o della notte senza aver paura di sbagliare o di disturbare. Un vero amico sa ascoltare anche i tuoi malesseri, esiste per incoraggiarti e non per mortificarti o farti sentire inadeguato. Il silenzio non basta per essere veri amici, servono altre cose come la complicità e la condivisione di certe intimità che non diresti mai a nessun altro. Per essere veri amici serve soprattutto la comunicazione. Un vero amico è un persona rara, rarissima... e se hai avuto la fortuna di trovarlo fai attenzione e custodisci la sua amicizia, non darla mai per scontata. Perfino le persone più gentili al mondo un giorno si possono stancare e smettono. Bisogna avere un cuore empatico per capire quello altrui e per vivere un’amicizia sincera…
Finchè viviamo di ricordi, il passato prevale e la depressione incombe. Finchè viviamo di speranze, diamo troppa importanza al futuro e l’ansia arriva. Finchè abbiamo almeno un amico vero che ci aiuta ad alzarci, il presente vale la pena di essere vissuto. Importante non chiudere il cuore in seguito alle cadute. Dicono che ciò che non ci ammazza ci fortifica. Per cui, se in un certo momento ti trovi a terra, ferito a sangue ma vivo, quello è il momento di capire chi sei. Quello è il momento di realizzare che sei più forte di quanto pensavi. E di ringraziare a Dio, agli angeli e alla vita per quella caduta. Senza la caduta non avresti potuto capire su chi puoi contare e su di chi è meglio stare alla larga. Credo fortemente che nella vita nulla accade per caso, esiste sempre una ragione profonda e alle volte nascosta ad ogni incontro che facciamo, ad ogni situazione che viviamo. Molto volte il presente è il risultato di ennesime ripetizioni di vite passate. E le nostre azioni e reazioni dipendono dagli incontri passati irrisolti in modo giusto. Se in un certo momento qualcuno arriva da me e si confida con me, significa che mi da la sua massima fiducia, non la tradirò mai e poi mai. Viceversa se mi confido con qualcuno significa che li ho dato la mia fiducia, quindi esigo che questa persona non mi tradirà mai. Se lo fa riamane fuori dalla porta per sempre, potrà al minimo guardare dalla finestra. Guardando al minimo potrà imparare la lezione, cosi da non ripetere l’errore con altre persone. Ma si sa, la sensibilità del cuore per molti è un optional…
© Gαbriєℓα Bαℓαj
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