“I veri grandi spiriti costruiscono, come le aquile, i loro nidi a grandi altezze, nella solitudine.” Arthur Schopenhauer Acquista Online su IlGiardinodeiLibri.it

domenica 28 dicembre 2014

Un pò di chiarezza...ONORA LA TUA FIAMMA


 FIAMME GEMELLE - ONORA LA TUA FIAMMA
Ci sono casi di fiamme quando la mente razionale oppure altre persone suggeriscono e favoriscono, alle volte premendo fortemente, per la separazione e la chiusura definitiva dei rapporti tra loro.
Amici, parenti, la tua mente o altri “esperti vari” ti diranno di non incontrarla più, ti diranno che tu meriti di meglio, che devi dimenticarla, che non è la tua fiamma o che la sua anima non è più meritevole di fiducia e del tuo amore. Il tuo cuore ti dirà che è impossibile fare ciò, proverà a gridarti di fare l’opposto, nonostante la tua fiamma non ti ha riconosciuto. Oppure, pur avendoti pienamente riconosciuta come sua fiamma, non ha saputo onorare l’Unione e magari si è comportata con superficialità, superbia, indifferenza, cattiveria ecc.
La tua voce silenziosa dell’anima ti suggerisce sempre di non voltare mai le spalle alla tua fiamma. Devi rispettare i suoi tempi e le sue crisi, dai e perdona sempre, queste sono le vere prove delle FIAMME.
Scoprirai che sei sempre innamorato della tua fiamma nonostante tempo, distanza o situazioni assurde impediscono il vostro amore. Scoprirai che non riesci a dimenticarla, anche perché sarebbe come dimenticare l’altra parte di te o l’altra metà del cuore. Sentirai la gioia e il bisogno di amarla e di darle tutta quell'energia tua. Scoprirai che non è un innamoramento come tutti gli altri; la senti come veramente una parte di te e l'intimità che avete vissuto insieme non è nemmeno paragonabile a quella che hai sperimentato con qualsiasi altra persona, perché in effetti è una fusione dello spirito e del corpo, qualcosa di impareggiabile...
Sei hai tantissima pazienza e non rinunci a quello che è la certezza del tuo cuore, se continui ad onorare e rispettare la tua fiamma, anche quando lei fa tutt’altro, se continui a focalizzare su ciò che sai giusto e vero, avrai risultati gioiosi. Rispettala e onorala giorno per giorno, non provare mai rabbia, gelosie o altra negatività nei suoi confronti, amala e pensala con amore. Non pensare alla ricompensa, pensa solo alla gioia e al grande dono di poterla amare, di averla riconosciuta.
© Gαbriєℓα Bαℓαj


Oggi giorno, molti auto-definitisi servitori del risveglio sono bravi con le parole, ma chi realmente è capace di conformarle alle azioni nel quotidiano e nei pensieri?
Il Cristo disse: “Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi portenti e miracoli, così da indurre in errore, se possibile, anche gli eletti. Ecco, io ve l’ho predetto”. (Matteo: 24, 11)
I Mastri e gli iniziati si riconoscono principalmente per il loro esempio di vita, per il servizio reso al mondo e per l’amore incondizionato che compiono e manifestano sulla Terra in modo impersonale e distaccato.
Sul tema della kundalini, altro fenomeno molto ambito, c’è molta confusione in materia specialmente sul suo risveglio ed effetti. Essa sarà attivata solo quando l’anima avrà raggiunto un completo “dominio” sulla personalità in modo che ogni idea di separazione sia rimossa. Inoltre sono i centri eterici o chakra già risvegliati, espansi e roteanti ad una tale velocità che permettono l’elevazione del fuoco, non il contrario. Ricordo inoltre che i chakra non si attivano con la semplice meditazione, altrimenti l’espansione sarebbe solo momentanea, essi rispondono alla propria consapevolezza e virtù acquisite.
Kundalini quindi è il processo culmine che avviene dopo tantissime espansione di coscienza, le quali hanno portato l’uomo ad essere realmente un’anima incarnata in Terra, come lo fu il Cristo in Galilea e il Buddha in India. E’ veramente difficile risvegliarla e può essere attivata solo con un fortissimo atto di volontà. Quando invece avviene prematuramente i pericoli sono tantissimi.
Sciogliere i nodi nei chakra
1.   Il nodo della gola
I nodi nei chakra, essendo in definitiva squilibri energetici, tendono a manifestarsi sia sotto forma di eccesso che di carenza. Se una persona ha il quinto chakra energeticamente in eccesso può mostrare un tendenza a parlare molto senza dire quasi niente; è come se la bocca avesse bisogno di essere sempre occupata ma le parole che escono non fossero legate né al corpo né alle parti più profonde dello spirito. Nel corpo lo stress viene immagazzinato come una carica e quest'ultima è vissuta come tensione. Il quinto chakra, insieme con le mani e i piedi, è uno dei luoghi primari in cui è possibile scaricare l'energia e allentare la tensione. Se si è caricati in modo eccessivo, si può avere la tendenza a scaricare attraverso il chakra della gola, parlando sempre o addirittura gridando. Se ci si lascia andare a scaricare in modo conscio, emettendo suoni forti dal profondo del corpo in un contesto che non sia dannoso, si riesce a diminuire la tensione e a lasciare che il quinto chakra si apra e funzioni normalmente. A questo proposito si pensi all'armonia che si tende a creare col canto di canzoni, mantra, col recitare preghiere, rosario ecc.
Se il chakra è carente di energia, invece, ci sono difficoltà di comunicazione. Mal di gola, spalle tese e una voce senza ritmo o risonanza sono sintomi di un blocco nel quinto chakra, causato forse da scarsa autostima, da schemi familiari che scoraggiavano la comunicazione ( "non parlare, non fidarti, non sentire" ), o semplicemente da una scarsa stabilità, che ha sostenuto in maniera insufficiente la volontà, il respiro e la voce.
Quando la mente comincia a perdere il suo ruolo dispotico, oltre alla ricarica di fresca vitalità, si sperimentano impareggiabili momenti di pura calma e silenzio mentale che riempiono l’intero essere. L'apertura del quinto chakra richiede la purificazione del corpo, la pratica quotidiana dell'uso della voce e l'attenzione ai ritmi della vita e ai propri schemi di comunicazione. Da tutto ciò nascono una comunicazione più potente, stati di coscienza profondi e una maggiore creatività.
2.   Il nodo del cuore
Buddha insegna che 'disfare il nodo del cuore' è il processo che porta alla liberazione, alla elevazione dell'essere, il passaggio ad uno stato superiore, ed i nodi fatti in un certo ordine posso essere sciolti solo nell'ordine inverso, con un metodo rigoroso che è una regola propria del Tantrismo.
Fintanto che il nodo del cuore è ben resistente, non vi può essere contatto con la realtà spirituale: infatti il cuore batte all’impazzata non appena una qualche esperienza spirituale si sta avvicinando e distrugge in un attimo la calma e lo stato di grazia che, con tanta fatica, era stato creato.
Il nodo del cuore è la causa principale della tendenza umana ad essere influenzati da altre persone, da chiese e da organizzazioni in generale (condizionamenti umani). Dal cuore nasce la "compassione", un acuto desiderio di aiutare l’umanità sofferente, ma anche la tendenza a lasciarsi influenzare e deviare dalle altre persone, ad accettare come vero solo quello che è ostentato in una cornice di magnificenza e, si suppone, condiviso dalla maggioranza degli "altri".
 Questo nodo è responsabile delle emozioni superficiali che alimentano il mondo dei pensieri vaganti e coprono, soffocandolo, il reame dei sentimenti veri e profondi. L’uomo cede facilmente agli stati d’animo negativi di disagio, di avvilimento e reagisce ad essi sovente circondandosi di piccoli piaceri sensori. Questi piccoli godimenti che si concede non solo lo distolgono dai raggiungimenti superiori ma proprio gli sbarrano il passo. Non è in grado di vivere veramente la "sua storia" e realizzare il significato unico della sua esistenza: è come se rimandasse continuamente ciò accontentandosi di cose più piccole. La sua vita diventa una parodia di quello che avrebbe potuto essere.
Quando l'energia del chakra del cuore è carente si può sentire un senso di pressione all'altezza dello sterno e può essere difficile respirare profondamente senza sforzo. Il torace può avere un aspetto incavato, e c'è una tendenza alla depressione. Una persona in queste condizioni può scegliere di isolarsi, avere paura dei rapporti interpersonali o semplicemente non avere sufficiente autostima.
Se il chakra del cuore è troppo chiuso, il nucleo stesso del sistema dei chakra è depresso, ed è difficile che l'energia riesca a passare dalla parte alta a quella bassa del corpo. Può addirittura esserci una profonda frattura (un distacco) fra mente e corpo. Condizioni come questa possono essere conseguenza di trascuratezza o di abbandono, di violenza emotiva o di esperienze difficili vissute durante l'infanzia. Nell'età adulta, l'accumularsi di dolore soffocato pesa notevolmente sul chakra del cuore e spesso opprime il respiro e la naturale espansione del torace.
Se il chakra del cuore è eccessivo, o è aperto senza limiti, c'è la tendenza a dar via tutto, a concentrarsi talmente sugli altri da ignorare se stessi: questo è il profilo di una personalità dipendente. In questo caso non ci si basa sul proprio centro, ma piuttosto si vive letteralmente attraverso gli altri. Le cause di queste condizioni possono essere paradossalmente molto simili a quelle di un chakra del cuore carente. A seconda che si scelga la difesa dell'isolamento e della chiusura in sè stessi o l'iperattività, cambierà solamente il modo in cui l'energia passa attraverso il chakra del cuore per uscire nel mondo esterno dei rapporti interpersonali. Ancora una volta l'obiettivo è un sano equilibrio.
Per arrivare a sciogliere questo nodo occorre fare della meditazione MEDITAZIONE (respiro consapevole) con  lunga concentrazione sul chakra del cuore e in particolare con l’ascoltare il suono, simile a quello di una campana o di un gong, che proviene da esso.
3.   Il nodo dell'ombelico
La vita incomincia con un nodo; quello fatto dall'ostetrica all'ombelico! Ed a livello fisico è una esperienza attraverso la quale passano tutti gli esseri umani, benché in genere nessuno ne serbi un ricordo cosciente. Ad un livello più sottile questo nodo fu generato dal trauma del taglio del cordone ombelicale, con la conseguente frattura avvenuta all’interno del nostro essere.
La componente spirituale dell’uomo, che si manifesta come gioia e calma, si stabilisce nei chakra superiori e nella testa mentre la componente materiale, nei chakra inferiori. Tale frattura è la sorgente permanente di tanti fattori dolorosi nella nostra vita: difficilmente ci può essere felicità duratura se l’unità originale non viene ricomposta, almeno parzialmente. Il compito fisico del terzo chakra è quello di metabolizzare adeguatamente il cibo trasformandolo in energia. Le disfunzioni più comuni possono manifestarsi in molti modi. Problemi di digestione o di metabolismo, come l'ipoglicemia o la difficoltà a digerire, rivelano che c'è scarsa energia, e questo è un esempio di carenza. Il diabete o l'ulcera allo stomaco rappresentano invece un eccesso delle funzioni metaboliche, una reazione esagerata. Così come per tutti gli altri centri sottili, anche i nodi del terzo chakra sono dovuti a un eccesso o a una carenza di energia. La dipendenza da sostanze che danno l'illusione dell'energia, come la caffeina, lo zucchero, le anfetamine o la cocaina, nasce da una mancanza di base nella propria sensazione di (giusto) potere o di vitalità. Queste sostanze danno un sollievo temporaneo, ma a lungo andare provocano una deficienza ancora maggiore, perché privano il corpo della salute e del riposo necessari. La stanchezza cronica, che è un'ovvia carenza del terzo chakra, può derivare da una dipendenza oppure da una malattia che un sistema immunitario debole non ha l'energia per combattere. Il riposo e l'attenzione alla dieta sono d'aiuto per migliorare un'energia fisica carente. Anche l'obesità rientra nei casi di carenza energetica del terzo chakra, perché il corpo non riesce a metabolizzare correttamente il cibo e a trasformarlo in energia (l'obesità, comunque, è un problema complesso che può riguardare più di un chakra).
Sciogliere i blocchi del terzo chakra per esprimere la rabbia e per riappropriarsi del proprio (giusto) potere può essere di grande aiuto per riuscire a ritrovare un peso più equilibrato. Altre caratteristiche fisiche che rivelano lo stato energetico del chakra manipura sono un torace rigido, teso (a meno che non si tratti di un sollevatore di pesi) che indica che la forza non riesce a scorrere attraverso lo stomaco, che c'è tensione costante o la necessità di difendersi, un diaframma infossato, l'incapacità di respirare profondamente con il ventre o una zona del terzo chakra collassata. Tutte queste manifestazioni fisiche indicano la paura di assumere il potere, di farsi avanti o a volte di accettare le responsabilità e sono caratteristiche di carenza. Chi ha un terzo chakra eccessivo può desiderare di assumere dei sedativi, come alcool, tranquillanti oppure oppiacei, perché questi distendono un sistema nervoso iperattivo e danno un senso di rilassamento. Un terzo chakra eccessivo può manifestarsi in quello che si presenta come un ventre prepotente, una rotondità esagerata attorno alla vita a cui non corrisponde un pari eccesso di peso in altre parti del corpo e che non è dovuta a fattori genetici. Chi ha una forte necessità di avere il controllo della situazione, di aver potere sugli altri, di dominarli o di sembrare sempre superiore, sta compensando in misura eccessiva una sensazione scorretta del proprio vero potere. La mancanza di autostima, oppure un represso senso di vergogna, si trovano di solito alla base sia di un terzo chakra carente sia di uno eccessivo. Acquisire consapevolezza delle proprie radici e del proprio passato ed esaminare a fondo i propri sentimenti sono ottimi metodi per vincere quella vergogna e per riportare il terzo chakra al suo giusto ruolo all'interno del sistema dei chakra, il che equivale a intessere la materia e la coscienza all'interno del potere interiore. A sciogliere questo nodo collaborano, entrando nel contesto delle pratiche specifiche del Kriya Yoga, sia la respirazione addominale propria del prānāyama che le varie forme di Navi Kriya. La consapevolezza attraversa la "porta" dell’ombelico e raggiunge la sede della corrente samana, nella parte medio bassa dell’addome. Questa regione contiene lo stato di pace di cui noi abbiamo gioito prima della nascita. Nella letteratura mistica cinese il processo di entrare in tale regione (nel Dan Tien) è indicato da espressioni come: "Ritorno al centro; unione della terra con il cielo; nascita del fiore d’oro, creazione della perla risplendente". La trasformazione psicologica che proviene dal sciogliere questo nodo è l’unificazione di tutte le diverse sfaccettature della personalità, la scoperta di un unico filo interiore che collega le azioni passate con le forze che attualmente trascinano in avanti la nostra aspirazione spirituale.
4.   Il nodo della radice
Un primo chakra che presenti carenze energetiche non è abbastanza sviluppato per dare sostegno, contenimento o solidità adeguati alle necessità dell’individuo. Ciò è dovuto di solito a problemi verificatisi nella prima infanzia. Le manifestazioni di mancanza nel primo chakra sono numerose e le principali sono la tendenza a provare spesso paura e la reazione a possibili minacce contro la propria sopravvivenza, che può andare avanti anche se non esiste un pericolo vero e proprio. Dato che la solidità del primo chakra crea contenimento, un chakra carente conferisce dei confini scarsi, il che può esprimersi come difficoltà nel dire di no, nel prolungare una gratificazione, nel risparmiare denaro o nel lavorare con la giusta autodisciplina per raggiungere un determinato obiettivo. Inoltre il primo chakra ci dà la capacità di concentrarci su un compito specifico, perciò una eventuale mancanza si esprimerà come una tendenza a sentirsi storditi, confusi o vaghi, o ancora incapaci di svolgere un compito abbastanza a lungo da completarlo. Infine, un primo chakra scarsamente energetico ci impedirà di sentirci pienamente nel nostro corpo, provocando magari problemi di salute o semplicemente la sensazione di aver perso il contatto con il mondo fisico. In quanto base della nostra capacità di badare a noi stessi, questa mancanza può lasciarci in una situazione finanziaria costantemente problematica, dandoci la sensazione di essere sempre "ai limiti della sopravvivenza". Gli eccessi nel primo chakra si manifestano invece nella tendenza ad aggrapparsi alla sicurezza. L'accumulo di possedimenti, la paura di cambiare, la necessità di ancorarsi a terra con pesi fisici sono tutti esempi della necessità di eccedere nel primo chakra per sentirsi normali. È importante comprendere che entrambe queste condizioni nascono proprio da un nodo al primo chakra. L'eccesso e la mancanza sono solo sistemi diversi di affrontare questo squilibrio. La mancanza è un modo di evitare di rispondere ai problemi legati al primo chakra, mentre l'eccesso è una compensazione esagerata.
Il lavoro su questo nodo avviene intensivamente durante il periodo finale della vita, quando si prepara al momento solenne in cui abbandonerà consapevolmente il corpo che nello Yoga è conosciuto come Mahasamadhi. Questo significa essere in grado di cooperare, attraverso mezzi yogici, col processo della morte. Non c'è violenza al corpo, piuttosto un profondo rispetto per esso. È noto che ciò può avvenire solo quando l’infallibile intuizione spirituale sente che è arrivato il momento giusto, non prima.
Il gusto SUPERIORE dell’AMORE
L'amore ha un 'gusto dolce', fa sentire zucchero dove non c'è. Sembra uno dei tanti aforismi da scambiarsi fra innamorati. Ma non è così. Anzi, non c'è niente di sentimentale in questa affermazione, ma piuttosto è scientificamente dimostrato che se si parla o si scrive di qualcosa legato al sentimento più nobile, si percepisca un sapore "zuccherino" in bocca. Diversamente pensare o scrivere di gelosia, l'altra faccia dell'amore che dovrebbe veicolare amarezza e acidità, non ha alcun effetto.
Lo rivela un recente studio pubblicato sulla rivista Emotion e riportato dal magazine Scientific American. Lo studio è stato condotto da Kai Qin Chan dell'università olandese di Radboud a Nijmegen su un gruppo di studenti. Per spiegarsi l'esistenza di questa metafora il professor Qin Chan ha voluto tentare due esperimenti. Nel primo ha chiamato a raccolta 197 persone: ad alcuni ha chiesto di assaggiare delle caramelle pensando o scrivendo frasi d'amore, ad altri ha chiesto di pensare alla gelosia; ad altri ancora di non pensare a niente. Il risultato è stato che gli studenti che parlavano d'amore percepivano il gusto delle caramelle più dolce.
Ha ripetuto l'esperimento sottoponendo agli studenti un bicchiere d'acqua. Stesso risultato: di nuovo ai giovani che scrivevano frasi d'amore l'acqua sembrava dolce, ma era solamente acqua. "Le metafore circa i gusti che si sentono in bocca in relazione alle sensazioni emotive non sono casuali" ha concluso il ricercatore. "In particolar modo quando si parla della 'dolcezza' che veicola il solo pensiero dell'amore". E' possibile che il gusto dolce dell'amore derivi dalle primissime esperienze di vita in cui il neonato si nutre del latte materno che è molto dolce e anche grazie a questo intimo contatto si crea il legame d'affetto madre-figlio.
Un recente studio ha anche dimostrato ad esempio che chi si sente solo percepisce la temperatura di un ambiente più fredda e spesso il gelo è associato, come concetto, alla solitudine e alla carenza di affetto.
L’Ascensione e la Vita Superiore
La Pistis Sophia (Fede, in greco “Pistis” e Saggezza, “Sophia”) è un’opera letteraria esoterica composta da diversi volumi, ritrovati nel cuore dell’Egitto dove la Cristianità del Nordafrica mise radice durante i primi tre secoli dopo Cristo. Questi testi ci danno molte informazioni sugli insegnamenti di Gesù dopo la sua Risurrezione e ci offrono anche una comprensione più profonda del ruolo sconosciuto di Maria Maddalena in quanto discepola femminile del Cristo e di quella che potrebbe essere definita una “teologa donna” all’origine del Cristianesimo.
Sono molte le domande teologiche sulla vita e sull’importanza dell’ascensione verso i mondi superiori che vengono discusse da Gesù e da Maria Maddalena nella Pistis Sophia. E benché molti preferirebbero credere ad alcuni commentari più moderni che asseriscono che Gesù non sia morto sulla croce ma che si trasferì in India, anche di ciò non c’è traccia nella Pistis Sophia che fu scritta solo 100-200 anni dopo la vita del Cristo. Il testo parla chiaramente di Gesù in un Corpo di Luce trasfigurato. Se questa realtà di trasfigurazione fu possibile a Enoch e a Elia, i quali poterono assaporare i misteri superiori, perché non avrebbe dovuto essere possibile anche a Gesù? Negare la trasfigurazione dopo la Crocifissione significa negare il nostro proprio potenziale d’ascensione. In effetti, negare la trasfigurazione tiene l’umanità confinata in una realtà fisica – ed è proprio questo che gli arconti caduti, come ci viene detto nella Pistis Sophia, vogliono mantenere. Anche la scienza contemporanea ha ormai riconosciuto che la materia non si limita ad una realtà tridimensionale (o quadridimensionale), ma che molto più verosimilmente essa opera simultaneamente in molte dimensioni, forse fino alla decima o all’undicesima dimensione. Nella sua lotta per riacquisire la Luce, Sophia si fa rubare temporaneamente la sua forza di Luce dalle gerarchie inferiori, gli arconti, proprio come noi che abbiamo perso il nostro potenziale di luce. Ma gli arconti non conoscono il potere della Fede. I dominatori inferiori non capiscono la vera Fede e cercano solo la saggezza. Per questa ragione Gesù dice ai suoi discepoli ‘per questa grazia, in verità, siete stati salvati mediante la Fede’ (Efesini 2:8). Se la conoscenza di una malattia è già metà della sua cura, dare dunque piena espressione al nostro intenso desiderio esistenziale di ritornare e diventare uno con la sorgente ultima della vita – il Creatore dell’Universo – questa è l’altra metà della cura. La Pistis Sophia loda l’uso della Saggezza e della Luce come il dono di guarigione che ci fa riconoscere le forze che controllano le varie dimensioni. Ciò ci porterà finalmente alla liberazione dall’Angelo della Morte, esemplificato nella gerarchia angelica caduta che cerca di impedire alle anime di progredire nei mondi superiori. Vi è un capitolo molto profondo e quasi “futuristico” in questo antico testo che tratta il tema della cosmologia, in cui Maria Maddalena chiede a Gesù: “Mio Signore, a quanti anni degli anni del mondo corrisponde un anno Luce?” (Pistis Sophia, II:99). Riflettete su questa domanda fatta circa duemila anni fa e su quanto era avanzata la cosmologia dei discepoli che in Egitto avevano poi sintetizzato questo testo, tanto da comprendere l’esistenza di un “anno Luce”. Pur non essendo basato sul concetto Einsteiniano della velocità della luce, era comunque un metodo per calcolare le distanze in termini di vastità dei molti universi o eoni! È evidente che l’intento principale della Pistis Sophia sia quello di asserire e descrivere l’esistenza non solo di un universo molto vasto, ma di un universo che contiene anche una miriade di esseri e di forme di vita – da quelli che oggi chiamiamo “extraterrestri” agli “Ultraterrestri” e a quelle forme spirituali di intelligenza pensante che vivono in corpi di luce invisibili e super-celesti.
Il Messaggio Superiore di Sophia
Sophia è quindi una rivelazione personale che riflette la nostra posizione in una cosmologia immensa, aperta e illimitata, rivelata dal Cristo Risorto in risposta alle domande postegli dai suoi discepoli sulla natura della nostra vita spirituale futura e sul significato della Risurrezione. Il Cristo Risorto ha voluto diffondere il suo messaggio attraverso i suoi dodici discepoli uomini e le sue sette discepole donne in un mondo di povertà e di lotta, nella speranza che il vero significato di questa vita venisse chiarito e compreso. Egli ci ha dato la conoscenza per prepararci alla Vita Eterna con le vere Schiere Angeliche che, con il suono e la bellezza, aiutano ad innalzare l’Umanità Adamica verso la Luce e la Sorgente Divina dalla quale siamo venuti. C’è forse stata una congiura segreta tra i teologi tendente a nascondere il vero ruolo di Maria Maddalena per quasi duemila anni? Per trovare la risposta dovete leggere il testo, concentrandovi sul profondo dialogo tra Gesù e Maria. È un dialogo incentrato sul modo in cui gli ordini naturali e quelli soprannaturali convergono per formare un Santo Graal di grande unificazione. Ed è questo il vero Graal della scienza che ha una coscienza superiore e non il graal della sessualità predicata da noti scrittori che non conoscono i testi storici che circolavano tra gli studiosi della Chiesa primitiva in Nordafrica, in Egitto e nel più vasto Vicino Oriente. Nella Pistis Sophia sono molto importanti i seguenti temi: il Salvatore (Cristo) che è venuto da una regione super-celeste (II:93-94, 107-118). Sophia, che in realtà non rappresenta una persona singola ma la Saggezza che è incompleta o corrotta, che è responsabile della caduta dai Regni Divini nel mondo visibile, ma che alla fine realizza la Redenzione. Il testo tratta inoltre il tema dell’esistenza di forze extraterrestri e persino di forze angeliche cadute che manovrano e manipolano direttamente questo mondo a detrimento di coloro che provengono dal Regno Divino (III:107). Maria Maddalena, come Sophia, ha dimostrato di aver trasmutato se stessa oltre le passioni inferiori (grazie alla guarigione dei sette demoni). Facendo da contraltare a Gesù, nei testi della Pistis Sophia ella ha trasmutato le passioni del suo corpo umano di carne in una figura di Bodhisattva femminile e in quella di uno dei principali discepoli di Gesù. È stato il Cristo Salvatore a rompere i vincoli imposti dalle potenze, insegnando anche ad altri a fare lo stesso (III:107-118). Gesù non aveva bisogno di essere sposato con Maria Maddalena dato che era già sposato con la natura divina del femminile attraverso Sophia, che rappresenta tutta l’umanità che possiede la saggezza di Maria e può quindi fare l’esperienza del Cristo Cosmico. La restaurazione della Sophia, la nostra natura spirituale femminile, per mezzo del Salvatore ci dà la perfetta consapevolezza che la natura fisica della realtà non sarà più afflitta dalla morte e dalla storia lineare. In conclusione, le confessioni di Sophia si presentano come un messaggio con le istruzioni di Cristo Gesù, il Rivelatore e il Maestro, per ricordare a tutti coloro che lo ascoltano, sia uomini che donne, che dobbiamo imparare a vivere come un sublime Corpo di Luce, con gli insegnamenti della Sophia Christou, la Saggezza del Cristo che attraverso la veste dello Spirito si manifesta come Sposa del Divino.
Fonti:
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Quando ami dai libertà ed eviti il giudizio.- Gabriela Balaj

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Gαbriєα Bααj